Christian Guy Collet
Christian Guy Collet
1929-2004
Il destino ora ha impedito la nostra frequentazione , ma le esperienze che ci hanno accomunato sono state esaltanti e semplici, e resta il piacere profondo e inebriante di aver vissuto con te momenti di vita autentica in ambienti incontaminati e meravigliosi, che hanno rappresentato tappe fondamentali della nostra vita.

La Paz, Bolivia, 2 agosto. Sono le dieci sera. Guy Collet, Eduardo Pareja, io ed i ragazzi, siamo seduti intorno ad un tavolo e mentre sorseggiamo un mate di coca per alleviare i problemi di altitudine (siamo quasi a 4000 metri di altitudine), pianifichiamo le attività di ricerca archeologica che ci avrebbero impegnato per tutto il mese.

Alla fine della serata Guy si compiace di vivere questa esperienza e mi dice che sarà l'ultima spedizione a cui lui parteciperà e che una volta terminata donerà il suo equipaggiamento ad Edoardo perchè egli possa portare a termine il progetto di ricerca che si protrarrà ancora per qualche anno.

Nei 20 giorni successivi lavoriamo fianco a fianco in condizioni operative strepitose anche se a volte difficili e disagevoli.

Sulla barca con Soraya, Roberto, Seba e Paolo a valutare le immagini del robot subacqueo trasmesse da profondità assolute su di un video. Impegnato in prospezioni e scavi con Giovanni, Otto e Wilson. In compagnia mia e dello staff subacqueo a commentare i reperti portati alla luce. Vestito elegantemente negli incontri nelle ambasciate impegnato ad affascinare con i suoi racconti. Attento e costruttivo la sera durante il briefing. Emozionato come un bambino nel commentare i video delle riprese sub.

E poi la sera prima della partenza, gli avevamo preparato una piccola festa ma Guy non si sente molto bene, lo accompagno in albergo gli rimbocco le coperte e le do una carezza, lui mi ringrazia con un gesto tenero.

L'indomani mattina una parte dello staff si intrattiene a la Paz mentre Guy con Roberto e Seba rientra a San Paolo è il 22 settembre e le circostanze successive mi impediranno per sempre di rivederlo.

Saper essere discreti ed ascoltare è un'arte, un dono naturale affinato nel tempo e valorizzato dalle esperienze vissute, anche in virtù del proprio impegno personale o sociale ma, in ogni caso lo stile di una persona discende da una gran sensibilità, equilibrio interiore e talvolta umiltà, doti rare e difficili da incontrare in una persona.

A me piace ricordarlo cosi Guy Collet. Sicuramente un ascoltatore esperto e disponibile, che sapeva creare intorno a sé con grande discrezione e carisma un'atmosfera positiva, rilassata e benefica: una persona che mi ha colpito subito anche per la sua bontà e semplicità, sin dal primo momento che ho avuto la fortuna di conoscerlo e successivamente frequentarlo durante le spedizioni organizzate nell'ultimo decennio.

All'inizio di quest'anno ho accolto con gioia la richiesta di Guy di partecipare alla spedizione di carattere archeologico che avevamo organizzato in Bolivia, personalmente non ci speravo, negli ultimi anni la nostra frequentazione si era fatta più intensa ed avevo avuto modo di conoscere i suoi problemi di salute vissuti con apprensione.

Le esperienze delle spedizioni precedenti vissute con Guy hanno profondamente cambiato il nostro approccio mentale a questi eventi migliorandolo nei confronti delle relazioni sociali con i componenti dello staff e le popolazioni locali, di queste esperienze mi rimane comunque il ricordo piacevolissimo dei dialoghi passati nella sua casa quando, di fronte ad un buon bicchiere di vino e circondati da mille oggetti che da soli rappresentavano una vita di viaggi ed avventure, parlavamo di logistica di teorie affascinanti ed iniziative da intraprendere, da parte sua con un modo semplice e schietto a volte sobrio ma assolutamente umile e rispettoso.

E voglio ancora pensare a Guy come ad un uomo eccezionale e particolare con una mente libera, e poco incline ai condizionamenti di convenienza e che sapeva vivere la sua esistenza con un riservato e raro stile di comunicazione, sapendo al contempo fonderlo con un modo speciale d'essere e che lo portava a gestire gli inevitabili conflitti in modo elegante ed obiettivo tagliando preferibilmente sulle critiche e sulle inutili polemiche.

Sono convinto della valenza della sua linea d'eleganza che ha certamente caratterizzato la sua vita improntata sull'essenzialità, la semplicità, la correttezza e la passione impresse nelle sue attività.

Personalmente mi ritengo una persona fortunata per averlo conosciuto e di aver condiviso con lui esperienze inebrianti. Io non so dove si và quando si muore ma so dove si resta, e Guy avrà sempre un posto molto speciale nel mio cuore.

Valeu Guy.

Lorenzo Epis
Presidente AKAKOR GEOGRAPHICAL EXPLORING