PETAR 2002
Iporanga, San Paolo (Brasile), agosto 2002
L’Avventura Speleologica nel Cuore Segreto del Brasile
Il Gigante Smeraldo: Uno Sguardo al Brasile
Il Brasile, Repubblica Federale, è una terra di dimensioni sbalorditive: con i suoi 8.512.000km2, è quasi trenta volte l’Italia e il colosso indiscusso del Sud America. Dalle latitudini sub-tropicali a sud, oltre il Tropico del Capricorno, fino ai 5∘ nord, dove è sfiorato dall’Equatore, il paese è un caleidoscopio climatico e paesaggistico. Confina con ogni stato sudamericano, ad eccezione di Cile ed Ecuador, tessendo una rete di terre e culture.
In questa vastità, gli ambienti si scontrano e si fondono: dalla densa, pulsante foresta pluviale amazzonica ai silenzi quasi lunari del Sertão sub-desertico; dalle spiagge coralline del Nord-Est, abbaglianti di bianco, alle iconiche baie di Rio de Janeiro, fino alla vertigine di cemento e grattacieli di San Paolo.
La bandiera brasiliana, un’esplosione di verde, oro e blu, fu adottata nel 1922. Il verde celebra la sconfinata ricchezza del regno vegetale, il giallo, o oro, quella minerale. Il cerchio blu stellato, incorniciato dal motto “ORDEM E PROGRESSO” (Ordine e Progresso), non è un cielo qualunque: è la rappresentazione astrale di Rio de Janeiro nella notte in cui fu proclamata la Repubblica (1889). Le 26 stelle simboleggiano gli stati brasiliani, tutte al di sotto della fascia dell’Equatore, tranne la stella che rappresenta Amapá, unico stato a nord.
La Missione: Il Segreto Carsico del Petar
Il nostro obiettivo si è concentrato nel sud-est, nel cuore del Parque Estadual e Turistico do Alto Ribeira (PETAR), un’area carsica di 3.500km2 tra gli stati di San Paolo e Paraná. San Paolo dista 350km, Curitiba 200km.
Questa regione è una delle ultime roccaforti della Foresta Atlantica (Mata Atlântica), un ecosistema che, prima dell’arrivo dei conquistadores, copriva ogni angolo del Brasile. I centri più vicini sono le piccole città di Iporanga e Apiaí. Un’unica, tortuosa strada sterrata, percorribile in un’ora e mezza di 4×4, le collega: un ponte isolato verso l’antica foresta.
Il paesaggio è un’alternanza di montagne carsiche, alte tra i 700 e i 1200metri, e valli nascoste, modellate da polje e doline quasi inghiottite da una vegetazione che ha riconquistato con vigore il terreno strappato dall’uomo. Fino a pochi decenni fa, queste vallate erano popolate da comunità afro-brasiliane che coltivavano riso, mais, manioca e banane. Oggi, ne rimangono solo sparuti nuclei, custodi di una vita semplice e in armonia con la natura.
Breve Storia di Conquista e Caverne
Le popolazioni indigene arrivarono in America attraversando lo Stretto di Bering durante l’ultima era glaciale. A differenza di Perù e Messico, il Brasile non serba tracce di grandi imperi precolombiani. Dei circa tre milioni di indigeni presenti all’arrivo dei Portoghesi, ne sopravvivono oggi solo 200.000. La zona del Petar era storicamente abitata dai Bugris, in lotta con i Tupi-Guaraní delle vallate inferiori. Le prime, silenziose testimonianze umane, si trovano nelle pitture rupestri che decorano grotte e ripari rocciosi.
La storia moderna inizia nel 1500 con l’arrivo del navigatore portoghese Pedro Álvares Cabral a Bahia. Seguirono scoperte come Belém (Betlemme, per l’arrivo a Natale del 1501) e l’ingresso, nel gennaio 1502, nella magnifica baia che, scambiata per un fiume, fu battezzata Rio de Janeiro (Fiume di Gennaio). I primi coloni giunsero nel 1532, concentrati sulla costa per lo sfruttamento del legname, in particolare il Pau Brazil, un legno rosso come la brace, da cui il paese prende il nome.
Inizialmente delusi dall’assenza dell’oro trovato invece dagli Spagnoli, i Portoghesi ripresero piede con l’arrivo del primo governatore nel 1545. Il ‘600 vide il boom della canna da zucchero. La manodopera locale, decimata da malattie e schiavitù, fu presto rimpiazzata da schiavi africani, importati in massa dalle colonie portoghesi di Angola e Mozambico. La scoperta dell’oro nel 1696 (Minas Gerais) scatenò la corsa all’oro. Rio de Janeiro divenne capitale nel 1788.
L’indipendenza fu un processo travagliato, accelerato dalle vicende napoleoniche che costrinsero il re portoghese, Dom João VI, a fuggire con la corte in Brasile nel 1807. Tornato in patria, lasciò il figlio Dom Pedro I, che nel 1822, cavalcando le richieste popolari, proclamò l’indipendenza, assumendo il titolo di imperatore.
Il ‘900 fu segnato dalla partecipazione a entrambe le Guerre Mondiali a fianco degli Alleati e da una rapida industrializzazione. Il presidente Juscelino Kubitschek commissionò la costruzione di Brasília nel deserto del Goiás, una città avveniristica progettata dal genio di Oscar Niemeyer, inaugurata per sostituire la caotica Rio de Janeiro come capitale. Dopo la dittatura militare (1964−1985), il Brasile è tornato alla democrazia, eleggendo presidenti come Cardoso e l’attuale, Luis Inácio Lula da Silva.
Speleologia Brasiliana: Un Tesoro Nascosto
Il potenziale speleologico brasiliano è immenso. Nonostante l’altitudine contenuta, che limita le grandi verticali, il paese vanta alcune delle più affascinanti grotte orizzontali e sub-orizzontali del mondo. Sono veri scrigni di tesori naturali: ricchezza e originalità di speleotemi, una variegata fauna cavernicola tropicale e frequenti reperti archeologici e paleontologici.
La speleologia scientifica affonda le radici nella fine del XIX secolo con i lavori pionieristici di Peter Lund nel Minas Gerais e di Ricardo Krone, che nella zona di Iporanga descrisse oltre trenta caverne, alcune delle quali non ancora ritrovate. Nonostante una tradizione non sempre meticolosa nella topografia (i rilievi catastali sono in forte crescita, passando dai 1200 del 1992 agli oltre 3280 attuali), il Brasile è un punto focale per l’esplorazione internazionale, con l’emergere di gruppi di spicco come il Grupo Bambuí e il Grupo Pierre Martin.
Il Petar: Dove la Storia Affiora Dalla Terra
Il PETAR (Parco Statale e Turistico dell’Alto Ribeira) era in passato una regione di profonda povertà. Per secoli il tempo era rimasto fermo, forse al ‘600, quando l’oro fluiva verso Iporanga per l’imbarco verso l’Europa. Oggi, l’oro è stato sostituito da un tesoro verde e carsico: la foresta, le grotte e le cascate che attraggono migliaia di visitatori.
Il Parco, parte della provincia speleologica della Valle del Ribeira, è un sito Patrimonio Mondiale UNESCO. Le sue rocce, la formazione Açungui São Roque, sono sedimenti metamorfici del Precambriano Superiore, fortemente inclinate (30∘ – 70∘). Il clima è tropicale umido, con una media annuale di 20∘C e piogge intense durante l’estate (dicembre-febbraio), quando l’umidità è altissima e le temperature toccano i 33∘C. Luglio e agosto, con clima più secco, sono il periodo ideale per l’esplorazione.
Prima Fase: Campo Avanzato Bombas (04−08 agosto 2002)
Cinque muli e due ore di saliscendi nella fitta foresta, tra la Serra do Sem Fim e la Serra Ferreira, ci hanno condotto al villaggio di Bombas, oggi ridotto a poche capanne di legno e fango. Questo bairro, un tempo casa di 300 famiglie, è un luogo dove la vita scorre ancora come un secolo fa. Bombas, che significa “polle d’acqua”, è il nome evocativo delle risorgive carsiche che danno vita a un fiume perenne.
Il nostro quartier generale era una ex-scuola elementare, con le pareti ancora decorate da disegni infantili. Senza elettricità (solo un piccolo impianto solare dismesso), abbiamo dormito a terra, mangiato cucinando sul focolare di terracotta della guida Nivaldo, e bevuto attingendo direttamente dal torrente. La foresta circostante era un banchetto per insetti di ogni genere, che hanno accolto con entusiasmo i “turisti ignari”.
Le conoscenze di Toninho, Nivaldo e Catarino sono state indispensabili. In questa zona, precedentemente visitata da Francesi e Brasiliani, abbiamo esplorato e mappato otto nuove cavità. La più memorabile è la Grotta di Catarino: il suo ingresso spettacolare rivela la forte inclinazione degli strati calcarei. All’interno, la grotta si sviluppa su tre livelli, con pareti marmoree striate di bianco e grigio, uno spettacolo di geologia e colore.
Seconda Fase: Campo Base Bairro da Serra (09−14 agosto 2002)
Il trasferimento al Bairro da Serra ha segnato un netto miglioramento logistico: alloggi in una pousada accogliente, con tanto di connessione Internet per comunicare con l’Italia, e pasti pronti (colazione, cena e panini per mezzogiorno). La zona ha beneficiato di un recente sviluppo turistico grazie alla valorizzazione delle sue bellezze naturali.
La Foresta Atlantica qui si mostra in tutta la sua esuberanza. Abbiamo esplorato e topografato cinque grotte. La Grotta Dito Mano è stata la scoperta più significativa: un antico inghiottitoio del complesso Ouro Grosso. L’ingresso, maestoso, si apre in una grande dolina. Dopo un iniziale tratto fangoso, un passaggio laterale e stretto, nascosto tra le rocce, si è rivelato un prolungamento di cento metri. La grotta è spettacolare: non tanto per le concrezioni, quanto per la mirabile erosione di spessi strati calcarei di un brillante grigio scuro-bluastro, cesellati da striature chiarissime che creano disegni fantasmagorici.
Terza Fase: L’Epilogo Pingo d’Água (15−19 agosto 2002)
Per trovare una zona ancora inesplorata, ci siamo spostati verso Casa de Pedra. L’avvicinamento ha richiesto due giorni faticosi, costeggiando e guadando il Rio Iporanga fino alla sua confluenza con il torrente Pingo d’Água. Saliti per ore fino alla sommità del monte, siamo stati premiati dalla vista di una cascata che si inabissava in un baratro. A metà salita, abbiamo allestito un campo base avanzato.
Nonostante la fatica e i disagi del lungo tragitto, l’esplorazione è stata un successo: oltre 900metri di grotta topografata. La Grotta Pingo d’Água è stata il culmine emozionale della spedizione: una scoperta che apre ancora prospettive di prosecuzione in rami fossili non raggiunti.
SCHEDA TECNICA DELLA SPEDIZIONE PETAR 2002 (ITALO-BRASILIANA)
COORDINAMENTO GENERALE:
- ITALIA: Dott.ssa Soraya Ayub
- BRASILE: José Antonio Basso Scaleante
COORDINAMENTO TECNICO DI CAMPO:
- ITALIA: Giovanni Confente
- BRASILE: Marcelo Augusto Zeni Brandt
EQUIPE DI CAMPO: Andrea Pasqualini, Adelino Pagani, Stefano Sterchele, Giovanni Confente, Silvano Melotti, Gianluca Stradiotto, Marcelo Brandt, José Antonio Basso Scaleante.
GUIDE LOCALI (Indispensabili Guardiani del Petar): Tonino, Nivaldo, Catarino, Benedito, Valdecir.
TOPOGRAFIA


